Quando si parla di consulenza finanziaria indipendente oggi, si fa riferimento principalmente alle novità introdotte in materia dalla MiFID II (direttiva 2014/65/UE). La direttiva ha chiarito, tra le altre cose, alcuni aspetti che riguardano la consulenza finanziaria. Il fine è tutelare i clienti e scongiurare gli eventuali conflitti di interesse.

I classici dubbi dei risparmiatori

Quando un risparmiatore decide di investire il suo denaro ha mediamente di fronte moltissimi dubbi e incertezze.

– Da dove comincio? Chi mi consiglia?
Il consulente finanziario è la risposta. Sulle caratteristiche generali di questa figura professionale puoi leggere un approfondimento in un altro articolo.

– Mi conviene?
Nessuno può rispondere in modo netto e immediato a questa domanda. È necessaria un’analisi di una serie di parametri soggettivi che porteranno poi a scegliere l’investimento più adatto e conveniente. 

– Mi posso fidare?
Ecco questo punto è sempre piuttosto critico. C’è spesso grande diffidenza nei confronti dei consulenti finanziari. Per due ordini di motivi. Il primo è classico, e appartiene a diverse professioni in realtà. Ed è il “ma quanto mi costa?”.
Il secondo è più connaturato alla materia della consulenza finanziaria.
“Come faccio a sapere se il consulente finanziario non mi sta propinando un investimento solo per interesse della società per cui lavora o a cui è legato?”.

Il legislatore europeo è sceso in campo, cercando di eliminari questi dubbi.

Consulenza finanziaria indipendente: definizione

La MiFID II è entrata in vigore nel gennaio 2018 e ha continuato il percorso verso un mercato europeo unico, trasparente e competitivo, a tutela degli investitori.

Tra gli altri argomenti trattati, ha in particolare delineato cosa deve intendersi per consulenza finanziaria su base indipendente.

Ma non ha precisato una vera e propria definizione di consulenza finanziaria indipendente.

Piuttosto la direttiva ha dato una serie di indicazioni sulle modalità in cui si deve svolgere una consulenza per poter essere considerata “su base indipendente”.

Ci sono due condizioni che devono essere rispettate per poter parlare di consulenza “su base indipendente”.

  1. La valutazione degli struementi nella consulenza finanziaria indipendenteIl consulente deve valutare una congrua gamma di strumenti finanziari. Si deve trattare, cioè di strumenti sufficientemente diversificati, in termini i tipologia ed emittenti o fornitori di prodotti. La valutazione non deve essere limitata agli strumenti finanziari che siano emessi o forniti dalla impresa di investimento stessa o da entità che hanno stretti legami con essa. Nè devono essere forniti da entità che hanno con l’impresa di investiamento stretti legami, o rapporti legali o economici che possano compromettere l’indipendenza della consulenza.
  2. Non devono essere previsti, o corrisposti o anche trattenuti incentivi o altri benefici da terzi.

I riferimenti normativi della consulenza finanziaria indipendente

La MiFID II è entrata in vigore in Italia nel gennaio 2018.

L’obiettivo della direttiva è lo sviluppo di un mercato europeo unico dei servizi finanziari, al fine di garantire protezione e trasparenza per tutti gli investitori e i risparmiatori in particolare. Si punta in particolare a tutelare i clienti, evitando potenziali conflitti di interessi e garantendo una informazione corretta.

Perchè una informazione possa essere corretta, essa deve essere chiara, completa e trasparente.

Questo è il motivo per cui la legge stabilisce le modalità di svolgimento dell’attività di consulenza perché possa essere considerata su base non indipendente. Al di là di quanto espressamente dichiarato.

In pratica un consulente, prima di fornire una raccomandazione personalizzata ad un risparmiatore, deve aver valutato una serie sufficienti di prodotti che siano offerti da diversi fornitori.

Deve cioè fare un’analisi di mercato non di tutti gli strumenti finanziari, ma di un quantitativo tale che possa dare un quadro globale delle possibilità. E insieme non faccia dubitare della base indipendente della consulenza del professionista.

Consulenza finanziaria indipendente vs Consulenza finanziaria non indipendente

Se non viene dichiarato che un’attività di consulenza finanziaria sia su base indipendente e a maggior ragione quando non rispetti i parametri previsti, si parla di consulenza finanziaria non indipendente.

La consulenza finanziaria su base indipendente considera i prodotti disponibili sul mercato, non solo quelli di una banca o delle case terze con cui ha legami legali e commerciali.

La consulenza finanziaria non indipendente riguarda un quantitativo più ristretto di prodotti, e viene remunerata solo attraverso le cd. retrocessioni delle commissioni dei prodotti che vengono collocati.
Senza alcuna ulteriore parcella in capo al cliente.

Un intermediario finanziario può offrire entrambi i tipi di consulenza finanziaria.
Diversamente un consulente abilitato all’offerta fuori sede non potrà offrire sia la consulenza finanziaria su base indipendente che su base non indipendente.

Il costo della consulenza finanziaria indipendenteQuanto ai costi, la MiFID II ha introdotto anche in questo campo degli obblighi di trasparenza.
Chi presta servizio di consulenza in materia di investimenti su base indipendente non può accettare o trattenere onorari, commissioni o altri benefici monetari o non monetari da terzi. In particolare da soggetti emittenti e fornitori dei prodotti.
Tutti i benefici monetari pagati da un terzo devono essere restituiti al cliente.

Sarà il cliente a pagargli una parcella, al pari di un normale professionista. Cioè come di farebbe con un avvocato, un commercialista, un medico.

Ma in definitiva, che svolga un’attività su base indipendente o non indipendente, il consulente finanziario giusto è quello che lavora sempre alla ricerca di una risposta ad una domanda.
Qual è la scelta migliore per il mio cliente?”.